
La giustizia riparativa, prevede la volontaria adesione delle vittime all’incontro con i responsabili dei reati - con la mediazione di una persona professionalmente preparata (mediatore o facilitatore) - e concreti progetti di reinserimento sociale per le persone che abbiano espiato le proprie condanne.
La dichiarazione sottolinea i vantaggi dei processi di giustizia riparativa, con particolare riferimento alla volontarietà di questi processi e alla possibilità di interromperli o fermarli in qualsiasi momento, evidenziando l'eguale preoccupazione per le esigenze e gli interessi di tutte le parti coinvolte, e ribadendo che il fulcro del processo risiede nella riparazione dei danni materiali e immateriali, nella volontarietà, nella partecipazione, nella riservatezza, nel reinserimento degli autori di reato, nell'imparzialità di un terzo, e riducendo così il rischio di stigmatizzazione.
Tale forma di giustizia contribuisce anche all'Obiettivo di Sviluppo Sostenibile n. 16 dell’ONU: promuovere società giuste, pacifiche e inclusive.
La Guardasigilli Marta Cartabia, leggendo il documento, ha sottolineato l’importanza della “cooperazione” tra Stati membri e la necessità di “promuovere un’ampia applicazione della giustizia riparativa per quanto concerne i conflitti con la giustizia che interessano i giovani”, nonché la necessità di “stimolare in ciascuno Stato membro un’ampia applicazione della giustizia riparativa dove è possibile come complemento o alternativa”.
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