L’identità del mediatore civile
di Buscemi Giancarlo
Chi è il Mediatore delineato nel quadro normativo attuale secondo la legge ex 4 marzo 2010 n° 28?
Quali possono ritenersi le sue caratteristiche fondamentali ?
Rispondere a queste domande significa avere individuato l’identità del mediatore civile e commerciale.
Per brevità, visto che molto è stato detto in merito, formulerò alcune riflessioni che vorrei condividere,giungendo ad ad alcune conclusioni a mio parere importanti .
Conoscere l’identità del mediatore in genere significa conoscere le sue funzioni e il suo ruolo, all’interno del procedimento di conciliazione, senza scadere in riduzioni facili o alterazioni amplificative di un ruolo, che ha come scopo unico la ricomposizione, la soluzione della lite e la conciliazione tra le parti,con la creazione di una soluzione terza,non preconfezionata,ma creata dalle parti .
§ Struttura e contenuto.
Le caratteristiche basilari della figura di un mediatore riguardano le competenze e la gestione della complessità della realtà.
Un mediatore deve avere:
capacità
- Convocativa
- Ricognitiva
- Risolutiva - Agevolativa
- Analitica - Sintetica
deve possedere competenze interdisciplinari che coinvolgono molte aree quali
- Sociologia,
- Psicologia
- Pedagogia
- Diritto
Deve essere capace di trovare attraverso le fonti, le soluzioni migliori; sapendo cercare come “un nano“ sulle spalle di un gigante comminando l’esperienza dell’umanità, la Storia, la profezia.
Il conciliatore è e deve essere indipendente
Il conciliatore è imparziale
Il conciliatore è neutrale
Il conciliatore soggetto centrale ed indipendente, aiuta le parti a trovare una soluzione, amichevole, collaborativa, di componimento, piuttosto che di scontro, facilitando il dialogo,la conoscenza,l'emergere delle realtà e delle visioni delle parti confliggenti.
Tra le caratteristiche che ritengo fondamentali c’è quella della capacità Convocativa,sulla quale vorrei soffermarmi.infatti è vero che ci sono mezzi idonei alla convocazione; lettere con ricevuta di ritorno, deposito 15gg, telefonate – fax- e-mail…
Ma tutto questo se viene percepito come risorsa legale di persecuzione e non convocazione per una risoluzione, verrà respinto con tutti i mezzi possibili dalla parte da “convocare” a Conciliazione.
Le cui reazioni, , sarebbero:
- non farsi trovare, neanche dall’avvocato
- non ritirare la corrispondenza
- calmierare i tempi dicendo di essere disponibile ad un accordo ma poi non parteciparvi
- dichiarare di non avere risorse per far fronte alle spese… (Fallimentare)
- non solo diritti e obblighi ma adeguamento alle effettive esigenze economiche e commerciali delle parti.
“La convocazione è una modalità di comunicazione “attiva”, un discorso-azione, un atto di “parola” con l’enfasi sull’altro nell’esperienza intersoggettiva… La convocazione non è risposta e non è domanda come scriveva Piero Trupia nel suo libro potere di convocazione.Manuale per una comunicazione efficace.
la convocazione al contrario è legata al riconoscimento di un principio di autorevolezza,ma non fa riferimento a colui che tutto sa e si ripara con formule ampollose e discorsi rotondi ed inattaccabili,ma cerca insieme alle parti svuluppando l'ego dialogico di trovare la via per la risoluzione della controversia,insieme a chi accetta di condividere l'esperienza.
il mediatore seduce conducendo le parti verso sè e conduce portando gli altri verso la risoluzione della controversia,è mentore
e consigliere affidabile che conduce verso la via della soluzione.
La caratteristica della convocatività è nell’utilizzare forme comunicative performative aperte, nel senso che il loro effetto performativo – una certa risposta linguistica o comportamentale del locutario- non è né automatica né obbligata es: faccio appello ad una partecipazione attiva dei presenti..
La terapia per una azienda malata consiste in un problem solving strategico che prevede i seguenti step:
1) definizione del problema da risolvere
2) obbiettivo da raggiungere
3)tentare soluzioni che funzionano,tentare soluzioni nuove ,anche audaci ,ma che funzionino (come diceva A.Robbins " Se fai quello che hai sempre fatto, otterrai quello che hai sempre ottenuto").
L’ostentazione verso quella che riteniamo essere l’unica strategia possibile, non solo non risolverà la difficoltà iniziale ma addirittura la potrebbe alimentare complicandola, trasformandola in un vero e proprio circolo vizioso, all’interno del quale ciò che viene fatto nella direzione del cambiamento alimenta la persistenza di ciò che dovrebbe essere cambiato, creando un conflitto strutturato.
4) costruzione intensiva per promuovere un cambiamento vero con micro-obbiettivi progressivi
5) effetti e strategie
6) chiusura intervento
l’intervento strategico del mediatore è finalizzato ad innescare all’interno del sistema organizzativo una spirale virtuosa che interrompe il circolo vizioso, attraverso l’introduzione di cambiamenti che generino un’evoluzione in positivo della situazione problematica,dopo accurata analisi.
In ogni intervento strategico è importante considerare tre piani che sono compresenti all’interno di ogni organizzazione:
- Le strategie per raggiungere determinati obiettivi, la loro applicazione ed anche le tentate soluzioni messe in atto, ovvero cosa le persone hanno già fatto e non ha funzionato o ha funzionato solo in parte
Iter schematico per un mediatore:
- ANAMNESI: Come è avvenuto il conflitto
- Concentrarsi sulle soluzioni possibili,senza porre limiti
- DIAGNOSI : Commerciale
- Relazionale
- PROGNOSI: Prospettiva di vita e salute
- Scenari
- TERAPIA : altri tentativi possibili.